Ipnositerapia: il cambiamento ti aiuta a guarire

Ipnositerapia, Psicoterapia e Cambiamento: cosa mai possono avere in comune? E come usarli per vivere meglio?

La diffidenza. La diffidenza è l’elemento comune a questi 3 fattori che possiamo, invece, sfruttare per guarire da eventuali disagi, disturbi o anche patologie.

L’obiettivo è quello che perseguiamo tutti: vivere bene, vivere meglio rispetto all’esistenza che spesso trasciniamo come pesante zavorra (anche per aspetti mai affrontati che diventano mostri parassiti, dominatori del nostro inconscio).

In questo articolo voglio scrivere:

  • del bisogno spesso trascurato di chiedere aiuto per paura di sentirsi matti
  • della difficoltà di cambiare insita nel nostro cervello
  • e infine di una tecnica efficacissima, oggi per fortuna riabilitata dalla ricerca medico-scientifica che ne riconosce i meriti terapeutici: l’ipnositerapia.

Che cos’è l’ipnosi?

Mi sembra giusto iniziare da qui anche se l’ho nominata per ultima, perché per quanto mi riguarda l’anello di congiunzione tra psicoterapia e cambiamento è l’ipnositerapia.

Io applico tecniche di psicoterapia ipnotica per indurre quel cambiamento che non è affatto legato a semplici suggestioni, bensì a una vera e propria rieducazione del paziente alla vita e all’integrazione in essa della sua personalità.

Ho già parlato altrove di ipnositerapia, ma non mi stancherò mai di scriverne perché penso sia fondamentale divulgare uno strumento che può aiutare a stare meglio, a cambiare, a trasformare quello che non funziona più, o che non ci piace di noi e quindi della nostra vita.

La vita è quello che facciamo ogni giorno da quando ci svegliamo e non riusciamo a mettere a terra il piede giusto, a quando andiamo a dormire che pare quasi di rientrare nel sarcofago del conte Dracula…

Migliorarla è nostro compito, se sentiamo di non essere integrati nel flusso incessante degli attimi che si rincorrono senza sosta. Questa velocità può stordire, oggi più che mai tutto corre troppo velocemente, e quando ci si ferma per qualche ragione ecco che sale il malessere.

Ansia, depressione, stress emotivo che arriva ai limiti del sopportabile… sono chiare manifestazioni di un malessere nascosto dietro l’apparente rassicurazione delle abitudini.

Torniamo all’ipnosi.

La mia esperienza con questa tecnica terapeutica risale agli anni dell’università.

Dall’incontro con il dottor Massarini, docente della Scuola di Psicoterapia e Ipnosi di Bologna, nasce l’occasione di fare un tirocinio volontario per vedere sul campo quello che stavo studiando.

Ho provato l’ipnositerapia su di me e l’ho vista fare sugli altri. Me ne sono innamorata perché è una tecnica che mi corrisponde a pieno: istintiva e creativa. E questo è la visione dell’approccio alla psicoterapia ipnotica che vorrei passare.

L’ho studiata, l’ho approfondita e mi ci sono specializzata. Oggi pratico l’ipnositerapia per aiutare i miei pazienti a cambiare attraverso questo piacevole stato in cui indurre corpo e mente.

Uno stato in cui corpo e mente trovano un equilibrio funzionale per raggiungere un benessere profondo all’interno del rapporto psicoterapeutico, e per scoprire e riconoscere quelle risorse inconsce che lavorano per raggiungere il benessere psicologico.

L’ipnosi è uno stato naturale mentale che appartiene al nostro essere

L’ipnosi è uno stato mentale che sperimentiamo molto spesso perché ci appartiene per natura.

In ipnosi possiamo entrare in modo spontaneo o indotto. In questo secondo caso è lo specialista a indurlo con tecniche specifiche, all’interno di un percorso terapeutico: la psicoterapia ipnotica.

Ciò che differenzia l’ipnosi da altri stati mentali – come sonno o veglia – è la maggiore attenzione che si attiva per gli stimoli interni al nostro essere, piuttosto che per quelli esterni.

Con l’ipnosi si raggiungono vari stati mentali caratterizzati da livelli diversi di profondità e capacità introspettiva. E questa è la chiave per sbloccare il meccanismo dell’abitudine. Ma non c’è nulla di mistico in questa tecnica, che è a tutti gli effetti una tecnica terapeutica. Anche se la strada è stata lunga per arrivare fino a qui.

L’ipnositerapia esiste da tempi antichissimi. I primitivi ne facevano uso nei loro riti religiosi, i sacerdoti Egizi e Greci la usavano per avere risposte dagli dei. Il medico greco Esculapio usava l’ipnosi per guarire nel sonno e col sonno.

In parte anche per questi trascorsi l’ipnosi ha faticato per imporsi come metodo terapeutico ufficiale, conoscendo momenti bui perché tacciata di misticismo e soprannaturalità.

Oggi l’ipnositerapia è materia specifica di psichiatri e psicologi, una modalità terapeutica a tutti gli effetti, validissima nel trattamento medico e psicologico.

E a suffragare questa sua conquista, la ricerca scientifica sta portando avanti numerosi studi che ne provano i risultati scientifici e l’efficacia per la cura di patologie mentali e fisiche, che sono poi strettamente correlate.

Ipnosi e cambiamento: cosa cura l’ipnositerapia?

Veniamo al nocciolo della questione: come può aiutare la psicoterapia ipnotica?

In quali casi si può ricorrere a questa tecnica per trarne giovamento, e perché il cambiamento è fondamentale per scoprire il vero benessere psicofisico?

In ambito psicologico è possibile lavorare con l’ipnosi all’interno della psicoterapia per risolvere:

  • disturbi d’ansia e dell’umore
  • depressione
  • disturbi alimentari
  • disturbi sessuali
  • tic e balbuzie
  • dolore cronico
  • dipendenze da gioco, fumo, alcool, ecc.

Cambiare per uscire da un disagio è possibile, ma in qualche caso va attivato a un livello più profondo.

Il cambiamento, infatti, non è un passaggio così naturale come potremmo pensare. E lo sperimentiamo, anche senza accorgercene, nei momenti più banali della giornata, nelle azioni che ripetiamo in modo meccanico e nei pensieri ripetitivi che si attivano senza riuscire a fermarli.

I cambiamenti sono necessari ma la nostra mente a livello cosciente diffida dei cambiamenti.

In realtà è il nostro cervello a funzionare così, a rifugiarsi nel comfort del conosciuto e sperimentato cercando “scorciatoie” per risparmiare lo sforzo energetico che richiede la scoperta, l’esplorazione.

Scegliamo di fare quello che ripetiamo ogni giorno perché il cervello ama le abitudini.

Quindi, di fatto, le nostre non sono vere e proprie scelte consapevoli, quanto piuttosto il risultato di abitudini che – seppur malsane – conserviamo gelosamente.

E a ben guardare, lo stesso meccanismo regola anche le nostre emozioni. Una volta che associamo la rabbia o la tristezza a uno stimolo esterno che le innesca, tenderemo a rispondere con quella stessa emozione.

Eppure, come recita il famoso aforisma di Darwin, il padre della teoria evolutiva:

“Non è la specie più intelligente a sopravvivere e nemmeno quella più forte. È quella più predisposta ai cambiamenti”.

Ecco perché alla fine qualcuno di noi ce la fa a desiderare il cambiamento, per sopravvivere agli effetti collaterali dell’inerzia quando diventano troppo faticosi e intollerabili.

Crisi d’ansia, attacchi di panico, stati umorali oscillanti non sono altro che sintomi di un cambiamento necessario che non sta avvenendo. O comunque, espressione di eventi passati – e in qualche modo traumatici – che non abbiamo mai risolto né integrato, fino a innescare abitudini mentali dannose.

In terapia ipnotica il cambiamento aiuta a guarire. L’ipnosi agisce a un livello più profondo riuscendo a penetrare la durezza incallita dell’abitudine.

Chi ha paura della psicoterapia?

Questo è il 3° fattore in gioco che suscita ancora oggi una grande diffidenza nei confronti della psicoterapia. Più che di diffidenza, però, parlerei di una sorta di
“paura” che innesca la diffidenza.

Molto popolare una risposta di questo tipo all’invito di una persona intima a valutare una psicoterapia in circostanze di sofferenza: “Io non ho bisogno della
psicoterapia, non sono mica matto!”
.

Eh… come risvolto della stessa medaglia – se è vero come abbiamo detto che l’abitudine conforta – l’inconosciuto paralizza, insospettisce, fa indietreggiare,
temere, diffidare.

Quello che ancora oggi può suscitare diffidenza nei confronti della psicoterapia è la paura di essere improvvisamente caduti nella buca della pazzia, di star male, di uscire fuori del seminato, di non riconoscersi nel profilo che con tanta fatica ci si è costruiti, e di non essere più riconoscibili agli occhi dell’altro.

Spesso, purtroppo, confondiamo il disagio con la pazzia, con il disturbo psichico che tanto spaventa. E si fatica a chiedere aiuto malgrado la pressante sensazione della stanchezza emotiva, dello stress psicologico, del malessere fisico.

Tanti pazienti che incontro nel corso della mia vita professionale confidano il loro pregiudizio, così diffuso, sulla psicoterapia.

Per quanto mi riguarda, penso sia un atteggiamento mentale normale ma che prima o dopo tende a trasformarsi in tutt’altro. Per mia esperienza e per fortuna!
Il paziente che instaura un rapporto umano vincente con il terapeuta – e che può usufruire della tecnica più giusta per la sua persona e natura – lungo il percorso ne scopre un beneficio graduale sempre più concreto.

Bisognerebbe inquadrare l’obiettivo della psicoterapia come un percorso di scoperta, come un’occasione da cogliere per schiarirsi le idee. Tutto sta a incontrare lo specialista giusto che capisce di cosa ha davvero bisogno quella persona. Perché ognuno di noi ha bisogni diversi.

Attraverso l’ipnositerapia, per esempio, il beneficio si ottiene mediante tecniche che lo specialista – consapevole ed esperto – adotta in relazione ai bisogni del singolo, alle sue esperienze e al suo universo mentale.

L’argomento è vasto e anche molto affascinante.

Nei prossimi post scriverò di “Come funziona la Psicoterapia Ipnotica e delle Tecniche dell’Ipnositerapia”.

Se intanto vuoi farmi domande sull’Ipnositerapia, sarò ben lieta di risponderti.

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