Psicologa PMA: cosa succede quando il progetto non va come sperato

“Psicologa PMA” è un modo per dire una cosa semplice: una psicologa che accompagna chi attraversa la Procreazione Medicalmente Assistita. Di solito questo supporto si concentra sull’infertilità e sulle fasi del trattamento. Più raramente qualcuno parla di una psicologa per chi, alla fine, quel figlio non riesce ad averlo.

Io sono Elisa Cassi, psicologa e psicoterapeuta. Ho fatto la PMA e non è andata. Accettarlo non è stato semplice, ma ho deciso di trasformare la mia esperienza in qualcosa di utile per le donne che stanno vivendo quello che ho vissuto io.

Quando la gravidanza non arriva

Per molte coppie la decisione di affidarsi alla PMA arriva dopo anni di tentativi e di attese. Arriva quasi sempre con una delusione per una gravidanza che non arriva, per non riuscire ad avere un figlio nel modo che sembra il più “scontato”.

Perché pensiamo che diventare genitori sia una cosa naturale, automatica. Poi i mesi passano, i test restano bianchi, e la testa comincia a girare intorno a un solo pensiero. L’attesa diventa fastidio, il desiderio diventa ansia, e ogni piccolo ritardo si trasforma in una speranza che poi crolla.

È lì che si arriva alla PMA. Procedure, protocolli, appuntamenti segnati sul calendario. La affronti con tutta la determinazione che hai. Ma è un percorso che mette alla prova.

Il percorso PMA, l’esperienza emotiva oltre i numeri

Quando inizi un ciclo, la prima cosa che senti è il trattamento ormonale. Cambia il corpo, ti fa scoprire sensazioni nuove: sbalzi d’umore, gonfiore, un corpo che certi giorni fatichi a riconoscere come tuo.

Le due settimane di attesa
Poi arriva il momento dell’attesa. I medici la chiamano “two-week wait”, le due settimane tra il transfer dell’embrione e il test. Due settimane che sembrano due mesi. Cerchi, controlli, analizzi ogni segnale del corpo, e ogni segnale dice tutto e niente.

Non è una sensazione tua e basta. Le rassegne sull’adattamento emotivo alla PMA mostrano che le fasi più stressanti del percorso sono proprio quelle dell’attesa e dell’esito, e che lo stress è legato soprattutto alla minaccia del fallimento, più che al trattamento in sé (Verhaak e colleghi, Human Reproduction Update, 2007).

Quando il calendario entra nell’intimità

C’è poi una parte di cui si parla poco: l’intimità. I rapporti devono allinearsi al ciclo di stimolazione, alle indicazioni mediche. E succede che, a furia di seguire il calendario, il desiderio possa anche risentirne. Che diventi difficile l’eccitazione. È quello che capita quando una cosa intima assume la funzione di compito.

Cosa succede quando il test risulta negativo

Quando un ciclo fallisce, non arriva una sola emozione. Ne arrivano diverse, e spesso insieme.

Un dolore profondo per il futuro che avevi già immaginato, per il tempo che hai perso. È un lutto particolare: non piangi qualcosa che hai avuto e perso, ma qualcosa che non hai mai avuto e che ancora non riesci ad avere.

Poi il senso di colpa. La domanda è sempre la stessa: “Cosa ho sbagliato?”. Anche se dal punto di vista medico non hai sbagliato niente, la testa costruisce connessioni impossibili. Se avessi mangiato diversamente, se fossi stata più tranquilla, se avessi dormito di più. Nessuna di queste cose ha cambiato il risultato biologico, ma il peso della responsabilità lo senti lo stesso.

E la rabbia. Verso il tuo corpo che non ha risposto come volevi. A volte verso il compagno, che non capisce come stai oppure capisce troppo, e tu stai male anche per il suo smarrimento. Verso chi ti chiede, quando tu non vorresti rispondere.

Infine il vuoto. Quella desolazione che arriva dopo aver sperato. E con il vuoto una domanda precisa: quanti cicli ancora?

Questo non capita a tutte allo stesso modo. La maggior parte delle donne, col tempo, si adatta bene anche a un ciclo non riuscito. Ma una parte resta in difficoltà più a lungo. 

Uno studio longitudinale ha rilevato che, a sei mesi da un trattamento fallito, oltre una donna su cinque mostrava ancora forme lievi di ansia o di umore depresso, senza un vero recupero in quei mesi (Verhaak e colleghi, Human Reproduction, 2005). 

Un altro lavoro, che ha seguito le donne lungo tutto il percorso, ha visto che circa il 37% attraversa un periodo di disagio temporaneo o prolungato, e che a distanza di molti anni una su dieci porta ancora un peso psicologico legato a quell’esperienza (Gameiro e colleghi, Human Reproduction, 2016).

Il fallimento di un ciclo PMA non colpisce solo lei che desidera la gravidanza

Tocca anche il partner, in un altro modo. Chi sta accanto a una persona che soffre può reagire con un’iper presenza oppure con un silenzio impotente. Il silenzio spesso nasce dall’idea che è meglio non parlarne, per non riportare a galla il dolore.

Lei, invece, che sente addosso tutto il peso di un progetto condiviso, a volte ha bisogno proprio del contrario. Di parlarne, di essere ascoltata, di sentirsi sostenuta. Quando questo non accade, la perdita diventa anche relazionale. 

Le ricerche più recenti lo confermano: ansia e depressione legate all’infertilità riguardano entrambi i partner, anche se si manifestano in forme diverse (Braverman e colleghi, Fertility and Sterility, 2024).

Dopo il primo ciclo di PMA non riuscita arriva il momento più difficile: scegliere

Alcuni scelgono di riprovare subito, convinti che il prossimo ciclo sarà diverso. In effetti, a livello statistico, le probabilità cumulative di successo tendono ad aumentare con i cicli successivi. Altri scelgono di fermarsi. Non perché il desiderio sia svanito, ma perché i prezzi da pagare, nel corpo, nella coppia, nella vita, sono diventati troppi.

Ma c’è anche chi prende un’altra strada, come l’adozione.

Non esiste una scelta giusta uguale per tutte. Esiste la tua, e va fatta con la testa un po’ più libera dal dolore. 

In questo passaggio un supporto psicologico può servire a darti lo spazio per capirlo.

Quando rivolgersi a una psicologa esperta in PMA

Chiedere aiuto non vuol dire che qualcosa in te non funziona. Vuol dire che stai attraversando una cosa grande e che non sei obbligata a farlo da sola. Un percorso psicologico ti aiuta a non restare bloccata dentro, a dare un nome a quello che senti, a ritrovare un margine di scelta.






    Sono Elisa Cassi, psicologa e psicoterapeuta iscritta all’Ordine degli Psicologi [Lombardia], n. [12880]. 
    Accompagno le donne che stanno vivendo questa attesa a non sentirsene sopraffatte.

    Ricevo a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza presso il mio Studio di Psicoterapia e collaboro con centri medici privati a Piacenza. 

    Mi sono laureata in Psicologia Clinica all’Università degli Studi di Pavia e specializzata in Psicoterapia e Ipnosi presso la S.M.I.P.I. di Bologna. 

    Tra le mie specialità ci sono l’Ipnosi Ericksoniana e la Mindfulness, due approcci dolci che aiutano a entrare in contatto con la parte più profonda di sé. 

    Sono inoltre abilitata in EMDR, ho un master in psicosessuologia clinica e sono operatrice di training autogeno: un percorso che mi permette di lavorare con delicatezza anche sulle difficoltà legate all’intimità e al desiderio, spesso presenti quando una gravidanza tarda ad arrivare. Ho maturato esperienza con l’ipnosi nel dolore cronico collaborando con l’Ospedale Civile di Castel San Giovanni e la Fondazione Maugeri di Pavia.